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Oltre la forma: il Salone del Mobile tra storia e visione futura

Credits salonemilano.it

Milano, ogni aprile, cambia ritmo. Non è solo una questione di calendario, ma di energia. La città si trasforma in un organismo diffuso dove il design esce dai padiglioni fieristici e invade strade, cortili, palazzi storici e spazi industriali. Il Salone del Mobile non è più semplicemente una fiera: è diventato un sistema culturale complesso, capace di ridefinire le priorità dell’industria creativa globale.

Nato nel 1961 con l’obiettivo di promuovere il mobile italiano e le sue eccellenze produttive, il Salone si è evoluto fino a diventare il punto di riferimento internazionale per il design e l’arredamento. Da piattaforma commerciale a laboratorio di visioni, ha accompagnato — e spesso anticipato — i cambiamenti del modo di abitare, lavorare e vivere gli spazi.

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Negli anni, il Salone ha costruito attorno a sé un ecosistema unico. Accanto alla manifestazione principale, il Fuorisalone ha trasformato Milano in un palcoscenico diffuso, dove brand, designer, artisti e istituzioni dialogano in maniera trasversale. È qui che il design smette di essere solo prodotto e diventa racconto, esperienza, installazione, provocazione.

Oggi, più che mai, il Salone del Mobile rappresenta qualcosa che va oltre il settore. È un osservatorio privilegiato sui grandi temi contemporanei: sostenibilità, innovazione tecnologica, nuovi materiali, economia circolare. Le aziende non presentano semplicemente collezioni, ma posizionamenti culturali. Il design diventa linguaggio strategico, capace di esprimere valori e visioni del mondo.

È proprio questa capacità di intercettare e interpretare il presente che ha portato il Salone ad acquisire, negli ultimi anni, un peso mediatico e culturale che molti considerano ormai superiore a quello della Fashion Week. Se la moda continua a dettare estetiche e tendenze, il design entra più profondamente nella vita quotidiana, influenzando il modo in cui viviamo gli spazi e, di conseguenza, noi stessi.

Credits @isaloniofficial

In un momento storico in cui il concetto di lusso si sta ridefinendo, meno ostentazione, più significato, il design offre risposte più aderenti al cambiamento. Non si limita a vestire il corpo, ma costruisce ambienti, esperienze, relazioni. È un lusso che si abita, che si usa, che si vive.

Milano, durante il Salone, diventa così il centro di una nuova geografia creativa. Qui si incontrano industrie e ricerca, artigianato e tecnologia, brand e sperimentazione indipendente. È uno spazio in cui le gerarchie si ridefiniscono e dove anche i confini tra discipline si fanno sempre più sottili.

Il successo del Salone del Mobile risiede proprio in questa capacità di evolversi senza perdere la propria identità. Rimane profondamente legato alla tradizione manifatturiera italiana, ma allo stesso tempo guarda avanti, accogliendo contaminazioni e nuove prospettive.

Credits @isaloniofficial

Oggi partecipare al Salone significa entrare in contatto con ciò che sarà rilevante domani. Non è solo una vetrina, ma un indicatore di direzione. E forse è proprio per questo che, anno dopo anno, continua a crescere, consolidando il suo ruolo come uno degli appuntamenti più influenti del panorama creativo internazionale.

In un mondo saturo di immagini e narrazioni, il Salone del Mobile resta uno dei pochi luoghi dove il futuro prende forma concreta. Non solo da osservare, ma da attraversare.


Il futuro dell’haircare, secondo Biacré

Credits @enricobrogiad

Cosmoprof si conferma anche nel 2026 come molto più di una fiera: è il luogo in cui la bellezza prende forma, si evolve e anticipa il futuro. Tra innovazione tecnologica, sostenibilità concreta e nuove esigenze dei consumatori, Bologna diventa ancora una volta il centro nevralgico di un settore in continua trasformazione. In questo scenario, l’haircare emerge come uno dei territori più dinamici, segnando un passaggio deciso dallo styling alla cura profonda del capello: protezione, qualità della fibra e valorizzazione del colore diventano le nuove priorità.

È proprio in questa direzione che si inserisce Biacré, brand italiano che porta con sé una storia autentica fatta di passione e continuità. Dal 1967, la famiglia alla guida del marchio investe in qualità, originalità e innovazione, mantenendo una visione chiara e coerente: offrire prodotti affidabili, trasparenti e profondamente legati al Made in Italy. Ogni formulazione racconta non solo competenza, ma anche una cultura del capello che mette al centro benessere e risultato.

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Al Cosmoprof 2026, Biacré si distingue con uno stand dall’estetica pulita e contemporanea, pensato come uno spazio esperienziale in cui il prodotto diventa protagonista. Qui, tra texture, profumi e storytelling, prende forma una visione dell’haircare che unisce ricerca scientifica e sensibilità naturale, rispondendo alle esigenze di un pubblico sempre più consapevole.

HAIRCARE 2026: TUTTE LE NOVITÀ DA SCOPRIRE

I nuovi packaging dei Set Biacrè
Un nuovo look per i grandi classici. Biacré rinnova l’estetica dei suoi set più iconici: Hyaluronic, No Yellow e Laminated Treatment; con un design più pulito, contemporaneo e riconoscibile. Il risultato è immediato: prodotti ancora più desiderabili, pensati non solo per funzionare, ma anche per essere vissuti e mostrati.

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LA NUOVA LINEA CORELIGHT: PIÙ LUCE, PIÙ IDENTITÀ

La luce diventa protagonista. Corelight è la risposta per chi vuole capelli sempre luminosi e colore vibrante più a lungo. Un trattamento pensato per mantenere brillantezza, morbidezza e vitalità, trasformando la cura post-colore in un gesto semplice ma visibilmente efficace. Capelli più setosi, più vivi, più luce.

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PURO SOLE: L’ESSENZIALE PER L’ESTATE 2026

L’estate inizia da qui. Puro Sole è la linea pensata per vivere sole, mare e piscina senza rinunciare alla bellezza dei capelli. Godersi il sole nella sua purezza, protetti dai suoi effetti più aggressivi.

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Il risultato è un nuovo modo di vivere i capelli: più semplice, più sensoriale, più consapevole. A Cosmoprof, Biacré non presenta solo novità, ma racconta una direzione precisa della bellezza che verrà.

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Robert Mapplethorpe a Milano: il corpo come icona tra arte e moda

Credits @robertmapplethorpefoundation

Nel cuore di Milano, le sale di Palazzo Reale ospitano una delle mostre più attese della stagione: un viaggio visivo potente che attraversa estetica, identità e sensualità, firmato Robert Mapplethorpe.

La retrospettiva riunisce alcune delle sue immagini più iconiche, restituendo lo sguardo di un artista che ha saputo trasformare la fotografia in un linguaggio assoluto, capace di influenzare non solo l’arte, ma anche l’immaginario della moda contemporanea.

Credits @robertmapplethorpefoundation

Estetica del desiderio: quando il corpo diventa scultura

Mapplethorpe non fotografa semplicemente corpi: li scolpisce.
La sua ricerca visiva si fonda su un equilibrio rigoroso tra luce, composizione e tensione formale, dove il corpo umano diventa forma pura, quasi classica.
In mostra emergono tutti i nuclei della sua produzione : nudi, ritratti, fiori. Uniti da una stessa ossessione estetica: la perfezione. Ma è una perfezione mai neutra, attraversata da una carica erotica che rompe le convenzioni e ridefinisce i confini del visibile.
Questa costruzione dell’immagine, così precisa e controllata, anticipa molti dei codici visivi oggi centrali nella fotografia di moda.

Credits @robertmapplethorpefoundation

Mapplethorpe e la moda: un’influenza ancora viva

Per un osservatore contemporaneo, il legame tra Mapplethorpe e la moda è immediato.
Il suo lavoro ha contribuito a plasmare:

  • la fotografia editoriale più sofisticata
  • l’estetica delle campagne in bianco e nero
  • la rappresentazione del corpo come elemento narrativo

La sua capacità di trasformare il corpo in icona visiva si ritrova oggi nelle immagini di brand e riviste, dove la posa diventa costruzione e la sensualità si traduce in linguaggio estetico.
Prima ancora che la moda facesse della fisicità un manifesto, Mapplethorpe aveva già definito un immaginario in cui il corpo non è accessorio, ma protagonista assoluto.

Credits @robertmapplethorpefoundation

Il corpo tra performance e rappresentazione

A pochi mesi dalla conclusione delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, la mostra assume una risonanza particolare.
L’attenzione globale sul corpo atletico, sulla sua disciplina, sulla sua costruzione, sulla sua esposizione trova un’eco naturale nelle immagini di Mapplethorpe. Anche qui il corpo è allenato, controllato, reso immagine.
Milano, appena uscita dal racconto olimpico, continua così a interrogarsi sul corpo come simbolo: tra performance, estetica e identità.

Credits @robertmapplethorpefoundation

Questa mostra non è quindi solo fotografia: è un archivio visivo da cui la moda continua ad attingere.
Mapplethorpe insegna che:

  • La forma è contenuto
  • L’immagine è costruzione
  • La bellezza è sempre una scelta estetica

Un equilibrio sottile tra rigore e provocazione che, ancora oggi, definisce alcune delle immagini più potenti del fashion system.


Matthieu Blazy e l’eleganza dell’inganno perfetto

Credits @matthieu_blazy

L’arrivo di Matthieu Blazy alla direzione creativa di Chanel non ha avuto l’eco teatrale che accompagnava ogni mossa di Karl Lagerfeld. Nessuna scenografia monumentale, nessuna dichiarazione manifesto. Piuttosto, una sensazione più sottile: quella di un sistema che si prepara a mutare pelle senza annunciarlo. E forse è proprio questo il primo, vero gesto radicale.

Blazy non è mai stato un narratore nel senso classico. Non costruisce mondi immaginari, non forza storytelling. Lavora in sottrazione, ma con una precisione quasi ossessiva. La sua ossessione non è l’immagine, è la materia.
Prima ancora di toccare Chanel, Blazy aveva già iniziato a ridefinire cosa significhi oggi “lusso”. Non attraverso immagini virali o silhouette riconoscibili a colpo d’occhio, ma lavorando su un livello più profondo, quasi invisibile: la percezione. Il suo percorso racconta esattamente questo. Non è la traiettoria lineare del genio solitario, ma una costruzione lenta, stratificata, quasi disciplinare. L’apprendistato con Raf Simons gli lascia il rigore, quello con Phoebe Philo da Céline il senso del reale elevato. Ma è da Bottega Veneta che Blazy diventa Blazy.

Credits @matthieu_blazy

Ed è lì che succede qualcosa di decisivo.
In un momento storico dominato dall’iper-visibilità, lui introduce un’estetica dell’inganno: jeans che non sono jeans, flanelle che non sono flanelle, superfici che mentono con eleganza. Non è esercizio di stile, è una presa di posizione. Il lusso, suggerisce Blazy, non deve più dimostrarsi; deve farsi scoprire.
È una rivoluzione silenziosa, ma potentissima.
Per capire cosa sta succedendo oggi, bisogna tornare indietro. A quando Chanel era un teatro permanente sotto Lagerfeld: ironico, eccessivo, instancabile. Poi il silenzio composto di Virginie Viard, che aveva trasformato la maison in un esercizio di continuità, quasi di devozione. Funzionava, certo. Ma mancava quella tensione che rende la moda necessaria, non solo desiderabile.
Blazy entra esattamente lì, in quel punto di sospensione.
Non per distruggere, ma per destabilizzare. La sua idea di lusso non coincide con ciò che appare, ma con ciò che si scopre. È una questione di distanza: da lontano, tutto sembra normale; da vicino, niente lo è davvero. È lo stesso principio che aveva affinato da Bottega Veneta: il trompe-l’œil come linguaggio, l’inganno come forma di rispetto per chi guarda.

Credits @matthieu_blazy

La sfilata FW26 è stata, più che uno statement, una dichiarazione sottovoce. Nessun colpo di scena evidente, nessuna rottura gridata. Ma una serie di micro-fratture che, sommate, cambiano la percezione. Il tweed — sacro, intoccabile — perde peso, si alleggerisce, a tratti sembra quasi qualcos’altro. Le proporzioni slittano impercettibilmente. Gli accessori smettono di essere segni e tornano oggetti.
È come se Blazy avesse preso Chanel e l’avesse leggermente fuori fuoco.
Non abbastanza da perderla. Ma abbastanza da costringerci a guardarla davvero.
C’è un momento, durante la sfilata, in cui diventa chiaro: non sta cercando di farci riconoscere Chanel. Sta cercando di farcela desiderare di nuovo. E le due cose, sorprendentemente, non coincidono. Perché il vero problema delle grandi maison oggi non è l’identità. È la prevedibilità.
Blazy sembra averlo capito perfettamente. E invece di aggiungere — più volume, più logo, più spettacolo — sceglie di togliere. Di complicare. Di rendere il lusso meno immediato, quasi meno accessibile emotivamente. Un rischio enorme, in un’epoca che premia ciò che si capisce in tre secondi.
Non è una Chanel che consola. È una Chanel che chiede attenzione.
Perché se è vero che il lusso contemporaneo ha bisogno di nuovi codici, è altrettanto vero che pochi designer hanno il coraggio di renderli meno leggibili. Blazy lo sta facendo, pezzo dopo pezzo, senza mai dichiararlo apertamente.
Come un illusionista che non vuole essere scoperto.
E alla fine, la domanda non è se cambierà Chanel.
La domanda è se ci accorgeremo in tempo che è già successo.

Credits @chanelofficial


Addio a Valentino, il maestro dello stile senza tempo

Credits @realmrvalentino

Il mondo della moda piange la scomparsa di Valentino.
Il rosso Valentino è diventato un simbolo globale di eleganza e stile senza tempo. Frutto di una miscela perfetta tra carminio, porpora e cadmio, questo colore, ideato da Valentino Garavani nei primi anni della sua carriera, ha superato il concetto di tonalità per trasformarsi in un’icona culturale, femminile e al contempo universale. Che l’ispirazione nascesse da un abito visto all’Opera di Barcellona o dall’influenza di Diana Vreeland poco importa: ciò che conta è la capacità dello stilista di rendere questo rosso sinonimo di lusso e raffinatezza riconoscibile in tutto il mondo.

Valentino Garavani, nato a Voghera nel 1932, ha costruito la sua leggenda partendo da umili origini, approdando alla moda parigina e aprendo poi a Roma il suo celebre atelier in Via Condotti. Insieme a Giancarlo Giammetti ha dato vita a una maison che ha vestito regine, dive di Hollywood e personalità di ogni continente. La loro collaborazione ha creato una famiglia allargata di collaboratori e amici, con cui Valentino ha condiviso oltre quarant’anni di successi, combinando alta moda, prêt-à-porter e innovazioni stilistiche che hanno definito il Made in Italy. La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo della moda, ma la sua eredità resta immortale.

L’eredità dello stilista resta oggi evidente: l’abilità di fondere artigianato, eleganza e modernità continua a influenzare giovani designer e a guidare le scelte della maison. L’ingresso di Alessandro Michele come direttore creativo, pur segnando un nuovo corso, mantiene un legame con la visione originale di Valentino, adattandola ai tempi moderni e a un pubblico più inclusivo. La moda di Valentino, così, resta un simbolo duraturo dell’italianità nel mondo, capace di coniugare tradizione, innovazione e identità culturale.


Milano Fashion Week SS26: tra eredità, sperimentazione e nuove direzioni

Credits nssmagazine.com

La Milano Fashion Week SS26 si è chiusa con una forza narrativa inusuale, non solo per la qualità delle collezioni, ma per l’atmosfera quasi epocale che ha attraversato la settimana. Un’edizione fatta di addii illustri, debutti attesi, e una rinnovata voglia di parlare di realtà

Uno dei momenti più carichi di significato è stato l’ultimo show firmato da Giorgio Armani, andato in scena in un clima sospeso, quasi sacro. Il designer ha scelto la poesia visiva al posto dello spettacolo, con una collezione che sapeva di ricordo e di pace.

Accanto al peso dell’eredità, Milano ha mostrato una chiara voglia di rinnovamento. Il ricambio generazionale è oggi più evidente che mai: diversi marchi hanno affidato la direzione creativa a nuove voci, capaci di reinterpretare codici consolidati con uno sguardo fresco e contemporaneo.

Tra questi spicca Denma, ora alla guida di Gucci, che ha scelto un linguaggio espressivo non convenzionale. Nessuna passerella tradizionale, ma un racconto visivo dal sapore cinematografico, capace di ridefinire il concetto stesso di “collezione”.

Credits hypebae.com

Credits Corriere della Sera (corriere.it)

Credits vogue.it

Tra le tendenze più forti emerse in passerella c’è sicuramente un ritorno alla quotidianità. I designer sembrano aver messo da parte la teatralità per concentrarsi su una moda più vissuta, pensata per accompagnare le persone nella realtà.

La Milano Fashion Week SS26 non è stata solo una rassegna di tendenze, ma una dichiarazione d’intenti. La moda italiana, troppo spesso legata a cliché, ha mostrato di saper cambiare pelle. Ha accolto la memoria senza nostalgia, l’innovazione senza furbizia, il quotidiano senza banalità. In un momento storico dove tutto cambia in fretta, Milano ha scelto di rallentare, guardarsi dentro e parlare chiaro. E proprio per questo, forse, ha saputo sorprendere più di ogni altra volta.


Milano fashion week dedicata a giorgio armani

Fashion Week di Milano dedicata a Giorgio Armani: la presentazione al Palazzo Reale

Milano fashion week dedicata a giorgio armani

Credits @giorgioarmani

La presentazione ufficiale della Milano Fashion Week si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo di Giorgio Armani, scomparso lo scorso 4 settembre a 91 anni. Nella sala conferenze di Palazzo Reale, gremita di addetti ai lavori, l’omaggio al grande stilista è stato accompagnato da un applauso collettivo.

Celebriamo questa Fashion Week nel segno di Giorgio Armani” ha dichiarato Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, introducendo una settimana che sarà interamente dedicata al maestro dell’eleganza italiana.

In calendario figurano sia la sfilata Emporio Armani sia quella della prima linea, oltre a una mostra a Brera curata personalmente dallo stilista. Le collezioni che sfileranno sulle passerelle renderanno così omaggio a una figura che ha contribuito in modo indelebile a definire il linguaggio della moda contemporanea.

La Milano Fashion Week prenderà il via nei prossimi giorni, ma già dalla sua presentazione si annuncia come un’edizione dal forte valore simbolico, nel segno di Giorgio Armani.


Giorgio armani addio

Addio a Giorgio, maestro dell’eleganza senza tempo

Giorgio armani addio

Credits @giorgioarmani

Il mondo della moda perde Giorgio Armani, scomparso a 91 anni.
“Re Giorgio” ha rivoluzionato il guardaroba con le sue giacche destrutturate, i toni neutri e uno stile essenziale che ha ridefinito l’eleganza contemporanea.
Dagli anni ’80 al red carpet di Hollywood, Armani ha reso il minimalismo sinonimo di lusso, costruendo un impero che va dall’alta moda al lifestyle. Celebre per il suo perfezionismo, seguiva ogni dettaglio creativo, dalle passerelle alle campagne.

La sua estetica sobria e sofisticata rimane un linguaggio universale del vestire, destinato a influenzare ancora generazioni di designer. Milano lo saluterà con una camera ardente aperta al pubblico, mentre la moda intera piange la scomparsa del suo interprete più autentico.


Fuorisalone 2025: connessioni, creatività e futuro al centro della Design Week di Milano

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Si è appena concluso il Fuorisalone 2025, l’evento più atteso della Milano Design Week, che anche quest’anno ha trasformato la città in un laboratorio a cielo aperto di idee, visioni e progetti. Dal 7 al 13 aprile, cortili segreti, palazzi storici e spazi industriali si sono animati con installazioni immersive e sperimentazioni sorprendenti, dando vita a un’edizione audace e profondamente connessa con il nostro tempo.

Il tema “Mondi Connessi” ha fatto da filo conduttore: un invito a riflettere sul dialogo tra umanità, tecnologia e natura. Un intreccio potente, reso visibile da progetti che hanno mescolato il fisico e il digitale, la materia e il pensiero, l’artigianato e l’intelligenza artificiale.

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Brera si tinge di sapori: l’aperitivo toscano firmato Monna Caterina

L’esperienza firmata Monna Caterina per Tangram ha portato l’autenticità del vino toscano nel cuore di Brera con la suggestiva installazione TUSCAN experience. Un viaggio multisensoriale tra tradizione e gusto, che si è concretizzato in un aperitivo toscano accompagnato da calici di Chianti, offrendo al pubblico una vera immersione nei sapori e nei profumi della Toscana più autentica.

“Ciao Firenze” Malo Cashmere celebra la poesia dell’artigianato in boutique

Momento speciale è stato quello di Malo Cashmere, che ha accolto i visitatori nella sua boutique milanese in via della Spiga con un gesto speciale: un tulipano e una cartolina firmata “Ciao Firenze”, omaggio alla nuova campagna SS25. All’interno, la magia dell’artigianalità prendeva vita sotto gli occhi dei presenti, grazie a una magliaia che, con gesti lenti e sapienti, lavorava a mano una delle borse della collezione. Un processo completamente manuale che richiede tre giorni di lavoro, simbolo della maestria e della dedizione che definiscono il DNA del brand.

Milano ha confermato il suo ruolo di capitale creativa internazionale, capace di unire estetica e significato. Il Fuorisalone 2025 non è stato solo un evento: è stato un viaggio attraverso visioni che anticipano il futuro, una celebrazione del design come strumento di connessione, trasformazione e bellezza.


Academy Awards 2025: Eleganza e Audacia Sfilano sul Red Carpet

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Durante la 97esima edizione degli Academy Awards 2025, a dominare la scena è  “Anora” di Sean Baker, già vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2024, che si aggiudica ben cinque statuette, tra cui Miglior Film e Miglior Regia. Nessun premio per l’Italia, mentre il titolo di Miglior Film Internazionale è andato a “I’m Still Here” del brasiliano Walter Salles.

Ma oltre ai premi, a catturare l’attenzione sono stati i look che hanno sfilato sul red carpet del Dolby Theatre di Los Angeles. Tra eleganza old Hollywood e tocchi avanguardisti, le star hanno trasformato la passerella in un vero spettacolo di stile.

Scopriamo insieme i look più intriganti della serata.

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Mikey Madison, vincitrice dell’Oscar come Migliore Attrice Protagonista nel film “Anora”, ha sfilato in abito strapless bicolore nero e rosa firmato Dior, impreziosito da un’applicazione sul corpetto e un raffinato strascico posteriore. A completare l’outfit, una scintillante collana Tiffany & Co.

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Cristalli, perline e paillettes hanno dominato la serata, brillando sugli abiti di Demi Moore in Giorgio Armani Privé, Selena Gomez in Ralph Lauren – ispirato a Sophia Loren – e da Ariana Grande col suo abito Schiaparelli.

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Zoe Saldaña e Kieran Culkin, vincitori rispettivamente come Miglior Attrice e Miglior Attore Non Protagonista, hanno portato sul red carpet eleganza e raffinatezza. Saldaña ha incantato con un long dress porpora drappeggiato firmato Saint Laurent, completato da guanti lunghi in tulle. Culkin, invece, ha scelto un sofisticato total look Zegna, con giacca smoking monopetto in seta verde scuro, camicia di seta nera, pantaloni in lana mohair e papillon in raso.

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L’elegantissima Elle Fanning sfila in abito custom Givenchy, abbinandoli a dei gioielli Cartier.

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Molto diffuso è anche il velluto, indossato da Scarlett Johansson con un abito lungo monocromartico di Thierry Mugler e guanti coordinati alti fino al gomito, da Margaret Qualley con il suo abito firmato Chanel e da Cynthia Erivo, la quale ci sorprende con un abito dalla gonna molto ampia e con la particolarità del fiocco sul décolleté, il tutto firmato da Louis Vuitton.

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Il vincitore del premio Miglior attore protagonista Adrien Brody, nel suo ruolo in “The Brutalist” ha scelto di indossare uno smoking Giorgio Armani blu notte, insieme a una camicia da sera bianca e un papillon.

Una notte di premi e stile, dove l’eleganza ha dominato il red carpet. Tra raffinatezza senza tempo e scelte audaci, gli Oscar 2025 hanno reso omaggio alla moda in tutta la sua bellezza.